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La questione meridionale

Laboratorio per il triennio

Usata per la prima volta negli anni Settanta dell’Ottocento, l’espressione «questione meridionale» è ancora viva oggi nel gergo giornalistico in riferimento al contesto economico e sociale del Mezzogiorno, ossia ad un insieme di fenomeni – disoccupazione, bassa crescita economica, emigrazione – che in questa parte d’Italia assumono delle caratteristiche specifiche, spesso interpretate come conseguenze di condizioni storiche pregresse. L’obiettivo del laboratorio è quello di indagare le modalità con cui questo problema di carattere socio-economico è entrato in letteratura, stabilendovisi come un nucleo narrativo in cui rappresentazione letteraria e interpretazione della storia vanno di pari passo. A partire dall’Unità d’Italia e da autori come Giovanni Verga, Matilde Serao e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il percorso laboratoriale toccherà le declinazioni novecentesche di questo tema, come la questione contadina (Gramsci, Salvemini, Carlo Levi, Ignazio Silone, Corrado Alvaro) e un insieme di fenomeni del secondo dopoguerra, quali il processo di industrializzazione e i cambiamenti sociali ad esso legati, l’emigrazione, la criminalità organizzata (Anna Maria Ortese, Leonardo Sciascia); per giungere infine a Giorgio Vasta, Nicola Lagioia, Roberto Saviano e Alessandro Leogrande, nelle cui opere, finzionali o di reportage, riverberano e si inseriscono in un’ottica globale i problemi del passato.

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